Il metodo

Come scriviamo il libro

Dopo l’intervista restano due ore di registrazione e quaranta pagine di trascrizione disordinata. La differenza fra un libro che la famiglia riconosce e uno che sembra scritto da un ufficio si gioca tutta in quello che succede dopo.

Ogni capitolo che scriviamo rispetta cinque criteri fissi. Non sono gusto personale: sono le regole che, quando le abbiamo violate, hanno prodotto pagine che il protagonista non ha riconosciuto come sue.

  1. 1

    Sempre in prima persona

    Il libro parla con la voce del protagonista, anche quando a commissionarlo è un figlio. La terza persona trasforma un racconto di famiglia in una scheda biografica, e chi legge smette di sentire la persona.

  2. 2

    Cronologico, con intermezzi tematici

    L’ordine segue il tempo, ma quattro capitoli lo interrompono per seguire un tema che attraversa tutta la vita. Un elenco puramente cronologico è la forma più noiosa possibile di una vita interessante.

  3. 3

    Prima la scena, poi il contesto

    Ogni capitolo apre con un momento preciso: un luogo, un’ora, delle persone, un dettaglio fisico. Il contesto storico arriva dopo, e solo quel tanto che serve a capire. Il contesto senza scena è un tema delle medie.

  4. 4

    Almeno una frase testuale per capitolo

    Una frase presa dalla registrazione parola per parola, non ripulita: un modo di dire, una parola di dialetto, una costruzione storta ma sua. Sono le righe che i figli citano quando raccontano il libro ad altri.

  5. 5

    Si può togliere, non si può aggiungere

    Nessun fatto, nessun sentimento e nessun dettaglio che la persona non abbia detto. È la differenza fra un memoir e un romanzo, e chi la supera se ne accorge alla prima rilettura del protagonista.

Il testo va sempre riletto dal protagonista prima della stampa, e le sue correzioni si applicano tutte, anche quelle che a noi sembrano sbagliate. È il suo libro.

Preparatevi a due tipi di richiesta. Le correzioni di fatto, che sono facili. E le richieste di togliere, che arrivano quasi sempre sui passaggi più belli, quelli in cui si è esposto di più. Si toglie senza discutere: un libro che la persona non è serena di far leggere ai nipoti ha fallito, per quanto sia venuto bene.

Aggiornato il 12 agosto 2026

Se il racconto vale un libro

Conduciamo noi l’intervista, scriviamo il libro e ve lo consegniamo a casa, con la copertina rigida. Chi racconta non deve scrivere una riga.

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