Un regalo per il papà che non chiede mai niente
Con i padri il problema è sempre lo stesso: non chiedono niente, e quando insisti dicono di non comprare nulla. Così si ripiega sull’oggetto pratico, che è la resa.
Di lui, intanto, si sa il lavoro che faceva e poco altro. Non perché non ci fosse, ma perché di sé non parlava e a nessuno è venuto in mente di chiedere finché c’era tempo.
Perché funziona
Si comincia dal lavoro, e da lì si apre
Con gli uomini della sua generazione funziona così: il mestiere è il terreno su cui si sentono sicuri. Si parte da lì, dalle cose concrete, e senza accorgersene si arriva a tutto il resto.
Non è un’intervista formale
Nessun questionario, nessuna telecamera in faccia. Una chiacchierata guidata al telefono o in videochiamata, in cui basta rispondere.
Resta qualcosa di solido
Un libro stampato con la copertina rigida, che sta sullo scaffale e si sfoglia. Per una generazione che diffida delle cose che stanno solo dentro un telefono, conta.
«Ai figli e ai nipoti interesserà davvero?»
Oggi forse no, e non serve che interessi adesso: un libro non ha scadenza e resta lì. Quello che vediamo succedere è che venga cercato più tardi, quando la persona non c’è più e a qualcuno viene in mente una domanda che non può più fare. È il momento in cui non esiste più modo di rispondere, se non c’è niente di scritto.
Metti in conto dalle due alle dodici settimane dall’intervista alla consegna. Se la data è vicina, si regala l’intervista e il libro arriva dopo.
Una cosa che diciamo sempre ai figli: fallo mentre la voce è ancora ferma. Non c’è nessun momento giusto, e quello sbagliato arriva sempre prima del previsto.