Domande per l’intervista

Le domande da fare ai nonni

I nonni sono l’ultimo anello che tiene insieme una famiglia con la sua storia lunga. Sanno i nomi dei bisnonni, sanno perché ci si è spostati da un paese all’altro, sanno cosa è successo davvero in quell’anno di cui in casa si parla a mezze frasi. Quando se ne vanno, quel pezzo non lo recupera più nessuno.

Con loro funziona una cosa in particolare: partire da lontano nel tempo e vicino nello spazio. Il paese, la casa, i mestieri. Le domande sui sentimenti arrivano dopo, quando la conversazione si è scaldata, e spesso arrivano da sole.

Se qualcosa non se la sente di raccontarla, si passa oltre senza insistere: è la sua storia, e decide lui cosa entra.

29 domande, divise in 4 parti. Non serve farle tutte, e non serve farle in ordine.

Le radici e il paese

  1. 1 Da dove veniva la nostra famiglia, prima di arrivare qui?
  2. 2 Chi erano i tuoi nonni? Che facevano, come si chiamavano davvero?
  3. 3 Perché la famiglia si è spostata? Chi ha deciso, e chi è rimasto indietro?
  4. 4 Com’era il paese quando eri ragazzo? Quante case, quante botteghe, chi comandava.
  5. 5 Che mestieri si facevano da voi, e quali non esistono più?
  6. 6 C’era un soprannome per la nostra famiglia? Da dove veniva?
  7. 7 Qual era la festa più importante dell’anno, e cosa si faceva esattamente?

Gli anni difficili

  1. 8 Che cosa ricordi della guerra, o di quello che i tuoi ne raccontavano?
  2. 9 Cosa si mangiava quando non c’era niente?
  3. 10 C’è stato un inverno, o un anno, che in famiglia si ricorda come il peggiore?
  4. 11 Qualcuno di casa è partito per lavoro lontano? Come si teneva i contatti?
  5. 12 Chi vi ha aiutato quando siete stati in difficoltà?
  6. 13 C’è una cosa che hai fatto in quegli anni di cui non hai mai parlato con nessuno?
  7. 14 C’è stato un anno in cui hai sentito che il peggio era passato?

Il lavoro e la famiglia

  1. 15 Che cosa facevi per guadagnare qualcosa quando eri ancora ragazzo?
  2. 16 Chi era il tuo padrone o capo, e come ti trattava?
  3. 17 Qual è il lavoro di cui vai più fiero?
  4. 18 Come hai conosciuto la nonna? E cosa ti è piaciuto di lei per primo?
  5. 19 Com’è stato il giorno del matrimonio? Chi c’era, cosa si è mangiato, dove siete andati dopo.
  6. 20 Quante case avete cambiato prima di fermarvi in questa?
  7. 21 Che cosa avete comprato per primo, quando ve lo siete potuto permettere?
  8. 22 Qual è la cosa che avete costruito insieme di cui sei più contento?

Quello che vuole lasciare

  1. 23 Chi vorresti avere ancora qui, anche solo per un pomeriggio?
  2. 24 C’è un oggetto in questa casa che ha una storia che nessuno di noi conosce?
  3. 25 Qual è stato il giorno più bello della tua vita?
  4. 26 Se tornassi indietro, quale scelta rifaresti senza pensarci?
  5. 27 C’è un viaggio, un mestiere o una cosa che avresti voluto provare?
  6. 28 Che cosa non capisci dei giovani di oggi, e che cosa invece invidi loro?
  7. 29 Che cosa vuoi che raccontiamo di te ai nostri figli?

Due cose che fanno la differenza, e le abbiamo imparate sbagliando. La prima: una sessione sola, lunga, vale più di dieci telefonate brevi. Due ore sembrano tante e non lo sono. La seconda: non correggerlo mentre parla, nemmeno sulle date. Se sbaglia un anno lo sistemi dopo, ma se lo interrompi si chiude e la versione spontanea non torna più.

E registra sempre, anche quando pensi che stia dicendo cose che sai già. Quelle che sai già sono le prime a sparire.

Aggiornato il 12 agosto 2026

Se il racconto vale un libro

Conduciamo noi l’intervista, scriviamo il libro e ve lo consegniamo a casa, con la copertina rigida. Chi racconta non deve scrivere una riga.

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